L’inventiva sapiente dell’arte – Sofocle

Molte cose sono straordinarie, ma nessuna
è più straordinaria dell’uomo;
esso, anche oltre il candido mare,
sotto il tempestoso vento del sud,
avanza passando in mezzo alle onde
che intorno infuriano, e delle dee
la suprema, la Terra,
indistruttibile e infaticabile, consuma,
mentre anno dopo anno rivolgendo gli aratri
dissoda la terra con l’aiuto del cavallo.

La stirpe degli spensierati uccelli,
le razze delle fiere selvagge
e gli animali marini, l’uomo ingegnoso
cattura avvolgendo con maglie
annodate di reti, e domina
con i suoi espedienti fiere
agresti e montane; impone
al cavallo dalla folta criniera e al toro
instancabile dei monti il giogo ricurvo.

Apprese da sé
il linguaggio e l’etereo pensiero,
l’impulso sociale ed anche il fuggire
dardi di geli inospitali
e piogge violente.
Ricco di risorse e certo non inerme si avvia
incontro al futuro; solo da Ade
mai potrà sfuggire, ma
a mali incurabili
già ha trovato rimedio.

Con l’inventiva sapiente
dell’arte, oltre ogni aspettativa,
egli s’incammina ora verso il male, ora verso il bene,
e se s’accorderà alle leggi della sua terra
e alla giustizia che viene dagli dei,
sarà apprezzato nella sua città;
sarà invece senza città chiunque
per audacia non persegua la giustizia;
possa non essere mai mio ospite,
né mai pensare come me
chi agisce in tal modo.

[Antigone 334-375]

πολλὰ τὰ δεινὰ κοὐδὲν ἀνθρώπου δεινότερον πέλει·
τοῦτο καὶ πολιοῦ πέραν πόντου χειμερίῳ νότῳ
χωρεῖ, περιβρυχίοισιν
περῶν ὑπ᾽ οἴδμασιν, θεῶν
τε τὰν ὑπερτάταν, Γᾶν
ἄφθιτον, ἀκαμάταν, ἀποτρύεται,
ἰλλομένων ἀρότρων ἔτος εἰς ἔτος
ἱππείῳ γένει πολεύων.

κουφονόων τε φῦλον ὀρνίθων ἀμφιβαλὼν ἄγει
καὶ θηρῶν ἀγρίων ἔθνη
πόντου τ᾽ εἰναλίαν φύσιν
σπείραισι δικτυοκλώστοις,
περιφραδὴς ἀνήρ· κρατεῖ
δὲ μηχαναῖς ἀγραύλου
θηρὸς ὀρεσσιβάτα, λασιαύχενά θ᾽
ἵππον [ὑπ]άξεται ἀμφὶλοφον ζυγὸν
οὔρειόν τ᾽ἀκμῆτα ταῦρον.

καὶ φθέγμα καὶ ἀνεμόεν
φρόνημα καὶ ἀστυνόμους
ὀργὰς ἐδιδάξατο καὶ δυσαύλων
πάγων [ἐν]αίθρεια καὶ
δύσομβρα φεύγειν βέλη
παντοπόρος· ἄπορος ἐπ᾽ οὐδὲν ἔρχεται
τὸ μέλλον· Ἅιδα μόνον
φεῦξιν οὐκ ἐπάξεται·
νόσων δ᾽ ἀμηχάνων φυγὰς
ξυμπέφρασται.

σοφόν τι τὸ μηχανόεν
τέχνας ὑπὲρ ἐλπίδ᾽ ἔχων,
τοτὲ μὲν κακόν,
ἄλλοτ᾽ ἐπ᾽ ἐσθλὸν ἕρπει,
νόμους γεραίρων χθονὸς
θεῶν τ᾽ ἔνορκον δίκαν,
ὑψίπολις· ἄπολις ὅτῳ τὸ μὴ καλὸν
ξύνεστι τόλμας χάριν.
μήτ᾽ ἐμοὶ παρέστιος
γένοιτο μήτ᾽ ἴσον φρονῶν
ὃς τάδ᾽ ἔρδοι.

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